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Chiharu Shiota al MAO di Torino: "The Soul Trembles", il filo diventa anima.

  • Immagine del redattore: Carmelo Romato
    Carmelo Romato
  • 15 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 24 mar


Esistono mostre che si visitano e mostre che si attraversano. "The Soul Trembles", la monografica di Chiharu Shiota al MAO di Torino fino al 28.06.2026, è proprio un'esperienza da "attraversare". Appena usciti dalle sale, la sensazione è netta: abbiamo camminato nella mente dell’artista, tra le sue rinascite, i suoi ricordi e le sue paure e ne siamo usciti in qualche modo cambiati o per lo meno "scossi".

"Uncertain Journey"

L'impatto iniziale è travolgente: entrando nella sala delle barche, si viene immediatamente avvolti da una densissima rete di fili rossi. La domanda che sorge spontanea, e che accompagna il visitatore per tutto il percorso, è: "Quanto lavoro e quanta pazienza ha richiesto questa installazione?"

C'è qualcosa di sacro nella ripetizione del gesto di Shiota.

Le barche, scheletri che navigano in un mare di legami ci invitano a considerare l'appartenenza dell'essere umano ad un sistema complesso di unioni, cambiamenti di direzione, ritorni e "contaminazioni". L'essere umano non è altro che quella stessa maglia. Ma è proprio la trama a lasciarci senza fiato: migliaia di intrecci che richiedono settimane di lavoro manuale, una sfida fisica al limite dell'immaginazione.

Dipinto astratto su tela di Chiharu Shiota, opera giovanile che precede il passaggio dell'artista giapponese alle installazioni con filo di lana.
La Tela Untitled, l'unica opera pittorica in mostra, segna il momento in cui Shiota decide di abbandonare i confini della pittura tradizionale per il filo.

 L'unica opera pittorica presente rappresenta l'origine di tutto: Shiota spiega che a un certo punto non si è più sentita appagata dalla pittura anzi la sensazione che provava di fronte alla tela era quella di una profonda frustrazione. La tela era un supporto con un limite fisico invalicabile. Da questo nasce la sua rivoluzione: abbandonare colori e pennelli per fare del filo la sua vera voce. Il filo diventa una linea che si libera della superficie per disegnare direttamente nello spazio.

Pianoforte a coda bruciato avvolto da una densa rete di fili di lana neri, opera di Chiharu Shiota intitolata In Silence.
L'installazione In Silence: un pianoforte a coda bruciato e sedie carbonizzate imprigionati in una ragnatela di fili neri che cristallizza il silenzio e la memoria.

Un pianoforte a coda bruciato e sedie carbonizzate sono sigillati in un groviglio di fili neri. Riusciamo a vederli continuando a sentire la sensazione di essere esterni a quello spazio, come se li osservassimo da una fessura tramite la quale il nostro campo visivo viene limitato. Shiota qui cristallizza un ricordo d'infanzia traumatico: l'incendio divampato in una casa vicina a quella dell'artista. Shiota bambina attraversa gli spazi anneriti di quella casa e quel pianoforte, al quale è stata ormai sottratta la voce, le rimarrà impresso nella memoria. Può esorcizzare il trauma di quella vista solo condividendola e rendendola visibile per noi attraverso i fili neri di una memoria silenziosa.

Particolare dell'installazione WALL di Chiharu Shiota con tubi rossi intrecciati simili a vene e arterie che circondano lo spazio espositivo.
Nell'opera WALL, Shiota indaga i confini del sangue e della nazione attraverso tubi intrecciati che simulano vasi sanguigni e il battito cardiaco.

In Wall, installazione viscerale, i vasi sanguigni si manifestano all'esterno del corpo attraverso tubi intrecciati, mentre il battito cardiaco di un feto risuona nella sala. Il sangue pompa attraverso i vasi e il corpo viene di tanto in tanto scosso da "aliti" di una vita che non si arresta. Shiota riflette sui "muri" invisibili, come la famiglia o la religione, che portiamo dentro di noi e che spesso ci impediscono di connetterci realmente l'uno con l'altro.

Decine di valigie vecchie appese al soffitto con fili invisibili, installazione artistica sulla memoria e il viaggio di Chiharu Shiota al MAO.
Accumulation: Searching for the Destination: decine di valigie d'epoca sospese nel vuoto, metafora dei ricordi che portiamo con noi durante lo sradicamento.

Quasi alla fine del percorso una distesa di valigie sospese fluttua sulla nostra testa. Cosa portiamo con noi quando partiamo, soprattutto quando la partenza non prevede un ritorno? Se torneremo nei luoghi che rappresentano le nostre radici, saremo le stesse persone che quei luoghi hanno scelto di lasciarli o saremo talmente diversi da rimanere sospesi in una condizione di eterna "non appartenenza"?


L’opera di Shiota dialoga con una tradizione letteraria e artistica che ha visto nel "filo" lo strumento per raccontare il legame.

Per gli amanti della letteratura, il richiamo immediato è alle "Città Invisibili" di Italo Calvino: nella città di Ersilia gli abitanti tendono fili tra gli spigoli delle case per stabilire le relazioni che reggono la vita comune. Quando i fili diventano così tanti da non poter più passare, gli abitanti se ne vanno, lasciando solo la ragnatela dei rapporti a testimoniare che lì, un tempo, c’è stata vita.

Nel 1981, con l'operazione "Legarsi alla montagna", Maria Lai, una pioniera dell'arte, portò a Ulassai, in Sardegna, un nastro azzurro lungo chilometri. Con l'aiuto di tutta la comunità, legò tra loro case, strade e tutto il paese alla montagna sovrastante.

Per Maria Lai, il nastro azzurro serviva a ricucire il rapporto tra uomo, comunità e natura, trasformando la paura riferita alla frana della montagna in un legame di appartenenza.

Per Chiharu Shiota, il filo di lana serve a trattenere i ricordi che altrimenti svanirebbero e a mostrare la maglia che ci circonda e che seppur invisibile, rappresenta il senso della vita.


🔍 Artefatti sotto la lente.

C'è un aspetto fondamentale da considerare: l'opera non sopravvive al luogo. Quando la mostra al MAO verrà dismessa, tutto il filo verrà gettato via. Non esiste una "scatola" che contenga l'opera pronta per essere spostata. Ogni volta che Shiota espone, l'installazione viene ricreata interamente da zero. L'evento è l'opera stessa che accetta di scomparire una volta terminato il suo compito.



artefatti. by carmelo romato

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© artefatti.    created by Carmelo Romato

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