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Arte e cinema: il fuoco della verità raccontata da Caravaggio e Pasolini.

  • Immagine del redattore: Carmelo Romato
    Carmelo Romato
  • 7 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il linguaggio universale del cinema, fatto di immagini, luci, movimenti e suoni ha rappresentato fin dalla sua nascita l’espressione artistica più vicina alla nostra quotidianità.

Da dove nasce la potenza visiva di quest’arte, che non solo si guarda

ma si ascolta e si vive?

Quello tra il cinema e l’arte è un dialogo senza tempo: da sempre il mondo dell’arte incarna un’inesauribile fonte d’ispirazione per registi e sceneggiatori ed innumerevoli pellicole rappresentano un omaggio, dichiarato o velato, alla storia dell’arte.

Uno degli incontri più intensi tra queste due arti è quello tra la pittura di Caravaggio e il cinema di Pier Paolo Pasolini. Due artisti lontani secoli ma accomunati da un bisogno comune: raccontare la verità dell’uomo, senza filtri né idealizzazioni.

Caravaggio, nel cuore del Seicento, rompe con la tradizione rinascimentale per mostrare santi e madonne con i volti della gente comune: mani sporche, rughe, corpi imperfetti. Le sue tele non abbelliscono ma illuminano, con la forza drammatica del chiaroscuro, una realtà concreta e terrena. La luce, nelle sue opere, non è solo un artificio pittorico, essa squarcia l’ombra per rivelare, denunciare e commuovere.


L'incredulità di San Tommaso, Morte della Vergine, Madonna dei pellegrini
L'incredulità di San Tommaso, Morte della Vergine, Madonna dei pellegrini

Pasolini, quattro secoli più tardi, compie un gesto simile con la macchina da presa. Nei suoi film, come Accattone o Mamma Roma, i protagonisti non sono eroi né divi, ma uomini e donne del sottoproletariato, ripresi nei quartieri marginali di Roma nel tragico contesto del dopoguerra. Come Caravaggio, Pasolini sceglie i volti veri, segnati dalla fatica e dalla povertà. Nel cinema pasoliniano, così come nella pittura di Caravaggio, il racconto crudo e senza artifici, serve a restituire autenticità, vita vera; non ci sono abbellimenti o simboli nascosti, c'è la gente con i suoi dolori.

Anche il Totò presentato da Pasolini in Uccellacci e uccellini, nonostante non perda la sua aura ironica ed inconfondibile, si veste di una profonda verità ed appartenenza al popolo. E' Totò ma allo stesso tempo non è un divo.


Franco Citti nel film "Accattone" di Pier Paolo Pasolini


Il punto d’incontro tra i due non sta soltanto nella scelta dei soggetti ma anche e soprattutto nella volontà di dare dignità all’umile. Caravaggio eleva il popolano a santo, Pasolini trasforma il sottoproletario in protagonista assoluto di un racconto universale. In entrambi il realismo è uno strumento rivoluzionario.

Nei volti illuminati di Caravaggio e nelle periferie romane di Pasolini brucia uno stesso fuoco: la capacità di mostrare la verità dell’uomo, l'ardente fiducia nella forza delle immagini che, dalla tela alla pellicola, parlano solo di vita vera.



artefatti. by carmelo romato

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